mercoledì 7 gennaio 2015

Paola Zannoner, Voglio fare la scrittrice

Oggi vi vorrei parlare di un libro che mi è stato regalato da mia mamma, quindi non scelto da me ma che, al contrario di tanti altri che ho acqsuitato io, mi è piaciuto tantissimo.
Questo libro parla di una ragazza di nome Mia, che vuole partecipare ad un concorso di scrittura con un proprio elaborato.
Quasi per un "colpo di destino", sistemando la sua camera, ritrova un suo diario d'infanzia e decide che potrebbe fungere da elaborato perfetto.
A me è piaciuto tantissimo questo libro, perchè anch'io da piccola ho provato a tenere un diario, ma non sono mai stata brava e costante come Mia.
Inoltre mi piace tantissimo il fatto che alla fine di ogni pagina di diario ci sia un commento di Mia divenuta tredicenne. E' sicuramente un libro che consiglierei, ma non alle persone a cui non piacciono i diari, i libri e le riflessioni sulla scrittura, perchè il libro tratta proprio di questi aspetti.
Di questo libro è stato scritto anche il seguito, "Voglio fare la giornalista"; che ho letto ma non mi è assolutamente piaciuto quanto il primo.

Gaia Casadei, 3^I

Beatrice Masini e Roberto Piumini, Ciao tu


Il libro racconta il modo di comunciare di due adolescenti. I protagonisti, infatti, sono due quattordicenni, Viola e Michele, che frequentano la stessa scuola (la quarta ginnasio) e si trovano nella stessa classe.
La vicenda dura circa tre mesi. Viola è innamorata di Michele e comincia a scrivergli dei bigliettini anonimi, che gli mette di nascosto nello zaino; lui le risponde con dei foglietti nascosti dietro alla lavagna. Lo scambio di messaggi prosegue fino a quando non vengono scoperti e Viola deve confessare la propria identità.
La trama è molto avvincente, anche se il libro è stato scritto 13 anni fa. Magari, ai giorni nostri i ragazzi non si scrivono più lettere, però usano comunque sms. Lo consiglio a tutti!

Marco Simoncini, 3^I

Robert Swindells, La stanza 13

Questo libro mi ha portato, pagina dopo pagina, a provare una curiosità che non avevo mai sentito prima. Bisogna stare attenti a tutti i minimi particolari che servono per giungere alla conclusione del racconto.
Mi è piaciuto molto, anche perchè è un libro di facile comprensione e rispecchia il mio genere preferito, ovvero il mistero: man mano che procedi nella lettura, scopri qualcosa di nuovo e sorprendente, tanto che mi ha tenuta in tensione fino all'utima parola. La costruzione della suspence è ben congegnata.
Il mio personaggio preferito è stato la protagonista, una ragazzina di nome Felicity, che tutti chiamano Fliss. Mi piace perchè penso di rispecchiarmi in lei: tutte e due siamo molto curiose e vogliamo andare fino in fondo a qualcosa fino a quando non otteniamo ciò che desideriamo. Come lei, anche a me capita qualche volta di fare degli incubi che sembrano realtà, solo che nella mia vita sono solo dei sogni, mentre nel suo mondo diventano realtà.
I miei episodi preferiti sono stati quando Fliss e i suoi amici hanno visto come si formava il numero 13 sulla porta e la distruzione della creatura terrificante, ovvero il vampiro.
La mia frase preferita è "Ti verrà detto." Questa frase viene rivolta a Fliss da una vecchia signora, riferendosi a come sconfiggere la creatura. Mi ha colpito perchè crea aspettativa fino al momento in cui scopriamo, insieme alla protagonista, come distruggere le creatura, dandoci il tempo di fare delle ipotesi su ciò che potrà accadere.
Personalmente non cambierei nulla di questo racconto. Pensò che ricorderò la gita che faremo quest'anno proprio come ha fatto Fliss con i suoi compagni e i suoi professori.
Bè, mi sembra più che ovvio che consiglierei questo libro a tutti i lettori, appassionati e non del genere horror.

Alessia Rosati, 3^I

Jules Verne, Viaggio al centro della terra

Il libro che ho letto è “Viaggio al centro della Terra” di Jules Verne e mi è molto piaciuto perché l'autore ha saputo esprimere le emozioni, gli stati d’animo in modo molto realistico, infatti durante la lettura mi sono immedesimata nei panni dei vari personaggi.
Un episodio che ricordo in particolare è stato quando zio Otto, suo nipote Alex e la guida islandese Hans discesero lo Sneffels (un vulcano ormai spento) e arrivati in fondo percorsero una galleria dove l’aria era afosa e secca a causa delle perdite di gas; io, mentre leggevo questa parte del libro, avevo la sensazione di avere la gola secca e le vampate di calore.
Lo zio Otto Lidenbrock è uno dei personaggi che mi ha colpito di più perché è un po’ come me: una persona avventurosa, fantasiosa ma soprattutto pazzerella e lo ha dimostrato facendo questo viaggio al centro della Terra.
Zio Otto aveva anche il difetto di essere testardo, infatti voleva fare questo viaggio a tutti i costi, anche se gli altri gli dicevano che non ce l’avrebbe mai fatta.
Nel libro c'erano molte scene e frasi belle e quella più divertente fu quando Alex disse a suo zio che la bussola che avevano portato con loro invertiva il sud con il nord e l’ovest con l’est; questo voleva dire che dopo tanti sforzi non erano arrivati al centro della Terra, ma in un altro luogo.
Lo zio Otto, quando scoprì che la bussola era rotta e non aveva fatto il viaggio che credeva di aver fatto, fece un balzo dalla rabbia che fece tremare tutto il pavimento.
Questo libro lo consiglio a chi è appassionato d’avventura e amante del
le scienze naturali.

Silvia Magnani, 1^E

martedì 6 gennaio 2015

Jay Asher, Tredici

Il romanzo di Jay Asher è un thriller psicologico, crudele e spietato, ma al tempo stesso sincero.
Il protagonista è Clay Jensen il quale, tornando a casa da scuola, trova davanti alla porta un pacco indirizzato a lui, senza mittente.
All'interno trova sette cassette numerate, in ogni lato, dal numero 1 al 13, con dello smalto blu: si tratta di registrazioni incise da Hannah Baker, la ragazza di cui Clay era innamorato e che si era suicidata due settimane prima.
I destinatari di queste cassette sono le persone che negli ultimi due-tre anni l'hanno fatta soffrire, tanto da spingerla a togliersi la vita.
Lo scopo della ragazza è quello di farsi ascoltare, sia pure da morta, da tutti quei ragazzi che non l'hanno ascoltata o capita.
Questo libro mi e piaciuto molto perché Hannah vuole far capire che anche un gesto, una frase, un sussurro, che può sembrare insignificante, può avere delle conseguenze inimmaginabili in persone fragili.
A mio parere ogni singola cassetta è  importante a modo suo, ma devo dire che le ultime due sono quelle che mi sono piaciute di più in assoluto, non tanto per ciò che accade, ma per i sentimenti e i pensieri di Hannah che cerca disperatamente aiuto senza alla fine trovarlo.
Il tema principale di questo libro è il suicidio.
Secondo me l'autore vuole far capire che a volte le parole posso fare male, anche più delle botte, perché le parole non si dimenticano, rimangono impresse nella mente e dette a persone sensibili possono avere conseguenze disastrose, possono portare a commettere atti pericolosi o tragici. Personalmente avrei cambiato il finale, salvando Hannah, dandole una seconda chance per ricominciare.
Insomma questo romanzo è una storia dura e inquietante, ma che sicuramente fa riflettere.

Sabrina Cutrignelli, 3^I

Daniel Pennac, Abbaiare stanca

Ho scelto questo libro perchè mi piacciono molto gli animali e mi poteva interessare perchè il protagonista era un cane.
Il protagonista (e mio personaggio preferito) si chiama IL CANE . E'  un cucciolo di labrador di colore strano, perchè ha il pelo come un dalmata; per questo motivo lo abbandonarono in un canile. IL CANE scappò, lo trovò una bambina  di nome Mela, la bambina dalla chioma rossa, come la chiamava sua zia, mentre era in vacanza con la sua famiglia.
Tornati a casa a Parigi, la bimba non lo considerò più perchè era più interessata alle sue amicizie.   IL CANE smise di mangiare.
Qualche settimana dopo, scappò da Parigi e incontrò Jack, un cane da caccia, e insieme andarono davanti a una scuola.
Questa è sicuramente la parte del libro che mi è piaciuta di più, perchè mostra che l'amicizia fra animali è veramente sincera .
Insieme aspettarono il suono della campanella, quando Mela uscì da scuola.
Lo vide e urlò :"IL CANE !'' corse e attraversò la strada per andarlo a  prendere .   
Mela gli fece un regalo e fecero pace. Cominciarono a dormire, giocare, passeggiare,...insomma a fare tutto insieme, senza lasciarsi più.
La lettura di questo libro mi ha ricordato un cartone animato, IL SETTIMO FRATELLINO, dove anche qui un cucciolo di cane viene abbandonato e  poi adottato da una bambina.
Posso concludere dicendo che questo racconto mi è piaciuto molto e ricorderò in particolare la frase: "E si abbracciarono come se non si vedessero da dieci anni".

Sara Succi, 1^E

Ann Brashares, Quattro amiche e un paio di jeans

Ciao a tutti,
oggi volevo parlarvi di un libro che ho riletto almeno un paio di volte durante queste vacanze natalizie.
Il libro in questione è “Quattro amiche e un paio di jeans” dell’autrice Ann Brashares, che ho scoperto far parte di una serie composta da quattro volumi.
Cosa dire di questo romanzo?
È sicuramente un libro rivolto ad un pubblico prettamente femminile e personalmente credo sia fantastico.
Vengono trattati temi inerenti alla realtà contemporanea, come le separazioni tra genitori, il cancro e le relazioni sentimentali.
È davvero molto avvincente e mi ha affascinata sotto diversi aspetti.
Il linguaggio è semplice ma, al contempo, tanto coinvolgente da tenerti incatenata fino all’ultima pagina.
Adoro il modo in cui l’autrice narra le situazioni che si creano durante l’avventura estiva delle protagoniste e, soprattutto, la sua delicatezza e sensibilità nel descrivere la profonda amicizia che lega le quattro amiche.
Mentre si legge, si ha la sensazione di vivere in prima persona le vicissitudini, le gioie e i dolori dei vari personaggi.
In quanto adolescente, non puoi evitare di emozionarti con Bridget per la sua cotta verso Eric, essere solidale con Carmen per la sua rabbia nei confronti del padre e, soprattutto, della matrigna; partecipare alla sofferenza di Tibby quando Bailey perde la sua battaglia contro la malattia o “scioglierti”, come Lena, quando finalmente si abbandona tra le braccia di Kostos.
So che nel 2005 è stato tratto l’omonimo film con Alexis Bledel, la ragazza che faceva il telefilm “Una mamma per amica” (non so se qualcuna di voi l’ha mai visto, dato che è una di quelle serie per vecchiette, ormai sorpassata) anche se, però, non l’ho visto.
Amo alla follia il personaggio di Bridget, forse perché è bionda come me, ma lo trovo davvero un soggetto ben caratterizzato.
Il fatto che sia così determinata e decisa trasmette la voglia di lottare e di non arrendersi di fronte alle difficoltà piccole o grandi di cui è costellato il cammino di ognuno di noi.
La scena che preferisco si svolge in ospedale quando Bailey chiede a Tibby di giocare a Dragon Warrior mentre piano piano sta morendo.
È sicuramente un momento triste e drammatico ma al contempo riesci a percepire la serenità e la gioia della bambina che ha trovato in Tibby una valida alleata nell’affrontare il momento più tragico nella vita di ogni essere umano.
Quando leggi quelle righe, la mente vola a tutte le persone meno fortunate, ai bambini o agli anziani malati e vorresti poterli abbracciare per infondere loro il coraggio necessario ad affrontare il dolore che li ha colpiti.
Infatti, Bailey aveva paura, ma il fatto di avere accanto a sè la nuova amica la rende felice e le dà la forza necessaria per affrontare il triste destino che l’attende.
La frase che più mi ha colpita è la seguente: “Ricorda: pantaloni = amore. Ama le tue amiche. Ama te stessa.
Personalmente trovo l’amicizia uno dei sentimenti più grandi che esistano, anche più forte dell’amore.
È importante vivere in pace con se stessi e con gli altri perché solo così si può creare un legame tanto intenso quanto indistruttibile.
Il personaggio che non ho apprezzato molto è Lena, perché troppo diffidente, timida e scontrosa.
Non mi piacciono le ragazze eccessivamente insicure, la vita va affrontata con piglio deciso, con coraggio e, a volte, con un pizzico di follia che ti permette di apprezzare meglio determinate situazioni.
Per quanto riguarda la struttura del libro, l’unico appunto che posso fare è che mi sarebbe piaciuto approfondire i rapporti creatisi durante le vacanze: è pur vero che l’autrice ha scritto il sequel, ma avrei desiderato avere qualche anticipazione.
Per fortuna non ho vissuto molte delle esperienze narrate (es. la morte di un’amica malata di cancro; la separazione dei familiari) e, sinceramente, spero di non toccarle mai con mano.
Ma ciò non toglie che sia riuscita a gustarmi il libro; anzi, il leggerlo mi ha fatto apprezzare ancora di più la mia vita.
Quindi, libro fantastico che consiglio vivamente!

Lisa Bertipagani, 3^I